Brian Boru: recensione del nuovo gioco da tavolo di Peer Sylvester

Sylvester prende una meccanica a lui cara e la affianca a un'altra inusuale...

Voto recensore:
7,5

Brian Boru: High King of Ireland, è un gioco da tavolo competitivo, per 3-5 giocatori, della durata di 45-75 minuti, dedicato a un pubblico abituale, basato su meccaniche di trick-taking, maggioranze, draft, collezione set.

Arriva dopo una serie di buoni giochi fatti dall'autore, tra cui spiccano King of Siam / The King is Dead e Wir Sind Das Volk!.

Come si gioca a Brian Boru

La mappa rappresenta l'Irlanda medievale, divisa in otto regioni, ciascuna contenente un numero variabile di villaggi in tre colori: giallo, rosso e blu.
Lo scopo sarà quello di avere la maggioranza in più regioni possibili, per assicurarsene il punteggio (che va da 2 a 7, a seconda della grandezza) e, al contempo, spargere il proprio dominio in più regioni possibili, visto che tale diffusione garantisce punti esponenziali (dagli zero punti per 1-2 regioni ai dieci per tutte e otto). Ci sono poi altri modi per fare punti, durante la partita.

Il motore del gioco è un mazzo di carte numerate da 1 a 25, equamente distribuite nei tre colori giallo, rosso e blu, più quattro carte bianche (la 22, 21, 20 e 13), che sono considerate un colore jolly.
In ogni round di gioco le carte vengono distribuite equamente tra i giocatori, che poi effettuano un draft trattenendo ogni volta due carte.

A questo punto il giocatore di turno indica un villaggio sulla mappa e gioca dalla mano una carta che abbia quel colore (o che sia bianca). Gli altri rispondono con il colore che desiderano, ma solo quelli che giocano il giusto colore (o il bianco) concorreranno al controllo del villaggio. Il vincitore, infatti, sarà chi ha giocato la carta più alta del giusto colore e costui applicherà l'effetto in alto, nella carta, che comprende sempre il piazzare un proprio gettone controllo del villaggio, nonché prendere il dischetto del primo giocatore.
Tutti gli altri applicano uno degli effetti che si trovano sul fondo della loro carta.

Tali effetti comprendono:

  • prendere monete;
  • spendere monete per piazzare un proprio gettone controllo in un villaggio adiacente a un altro posseduto dal giocatore e collegato tramite una strada al primo;
  • prendere segnalini vichinghi dal box d'invasione;
  • piazzare propri gettoni nel box del clero;
  • avanzare sul tracciato del matrimonio combinato.

Si giocano tutte le carte tranne una, poi si passa alla risoluzione dei box.
Quello del matrimonio combinato assegna la carta principe/principessa al giocatore più in alto, col relativo premio. Poi quel giocatore torna in fondo al tracciato. Tutti gli altri rimangono dove sono e ricevono il premio di consolazione relativo alla loro posizione.
Particolarmente importante la principessa dell'ultimo round (quella di Danimarca), che fornisce mediamente più punti e ben tre modi per essere utilizzata (occorre scegliere subito).
Quello dei vichinghi prevede una punizione per chi ha meno segnalini, se il box non è stato svuotato (un villaggio viene bloccato da un segnalino dominazione vichinga) e sempre un premio in punti vittoria per chi ne ha di più.
Il box della chiesa consente di diventare primo giocatore per il round successivo e piazzare un santuario attorno a un proprio villaggio, raddoppiandone il valore per le maggioranze.
Infine si controlla ciascuna delle otto regioni, per vedere se possiede villaggi controllati a sufficienza per essere assegnata (ciascuna ha un valore minimo di “sblocco”) e se un giocatore ha la maggioranza di villaggi in essa. La relativa tessera con i punti viene provvisoriamente assegnata in questo modo, ma i punti verranno poi effettivamente conteggiati solo a fine partita. 

La partita prosegue in questo modo per un numero prestabilito di round, infine si conteggiano i punti vittoria, eventualmente spareggiati da chi ha ottenuto più carte principessa.

Materiali ed estetica

Spartano nei materiali, con disegni poco accattivanti, un prezzo che all'uscita era tutt'altro che proporzionato al contenuto. Si salva l'iconografia, che sì è molto chiara, ma va anche detto che gli effetti non sono molti e sempre immediati e lineari. Sono pure riusciti a fare abbastanza brutti i colori dei giocatori, tra celeste smorto, prugna e arancione.
Per le illustrazioni, avrei pensato avrebbero optato per qualcosa più in stile medievale, come la seconda edizione di The King is Dead... invece ci ritroviamo questi disegni "bruttocci" e approssimativi.
Diciamo che non è per l'impatto estetico che si prende questo gioco.

Ambientazione

Anche qui, tolta la lieve patina storica, con incursioni vichinghe, la pace ottenuta grazie a un matrimonio, il ruolo della chiesa, quello che rimane concretamente è quasi un astratto. Del resto stiamo parlando di un german, ma diciamo che l'autore non si è mai sforzato più di tanto nell'ambientare nei suoi lavori.

Trick-taking su mappa

Venendo invece alla ciccia, che è la meccanica, troviamo una bella novità e la sua ottima messa in opera.
Parliamo quindi del trick-taking, meccanica sicuramente nota e ampiamente utilizzata, che viene però normalmente associata a giochi di carte, spesso leggeri. In questo caso, invece, la troviamo associata a qualcosa di più corposo e che, soprattutto, si sviluppa su una mappa, in un gioco di controllo territorio.

Siamo infatti abituati a pensare la lotta per il tabellone mediata da truppe, dadi, carte o scelte simultanee. Qui, invece, assistiamo a una vera e propria mano giocata con le carte, una alla volta, a partire da chi ha vinto la precedente. Su questo classico sistema si innesta l'equilibrio delle carte stesse: le più basse, che hanno poche speranze di vincere una mano, hanno però un effetto migliore in caso di vittoria e forniscono tante monete se sconfitte, favorendo l'espansione previo pagamento (di cinque monete); le intermedie hanno ottimi effetti in caso di sconfitta, soprattutto sulle tre aree d'influenza (matrimonio, vichinghi, clero); infine le più alte fanno pagare un costo per l'applicazione dell'effetto in alto, che, se non può essere soddisfatto in denaro, lo sarà con la perdita di due punti vittoria per moneta mancante.

Ecco quindi che, sia nel draft che poi successivamente alle varie mani, occorre capire bene soprattutto quando perdere e non solo quando vincere. Nel draft in particolare, alle prime partite sarete sempre tentati di prendere le carte alte: non è sempre più conveniente, proprio perché alcune carte danno di più quando si perde e non potrete vincere tutte le mani.

L'equilibrio e la fortuna

Ho parlato già di equilibrio interno al mazzo, ma c'è anche un bell'equilibrio del sistema di gioco generale: trascurare i vichinghi significa farsi bloccare dei villaggi (e c'è solo una carta, la 13 – Brian Boru – con un effetto in grado di rimuovere il blocco); trascurare la chiesa significa lasciare i monasteri agli altri e vedersi soffiare maggioranze per un villaggio che vale doppio; trascurare il matrimonio significa non prendere punti facili e, soprattutto all'ultimo round, tralasciare un ottimo bonus che può decretare il vincitore, in un bel climax finale.

Soprattutto, data la natura secca e non progressiva delle ricompense, si capisce come l'ideale sia vincere sempre di poco, sia nelle maggioranze sul tabellone che sui box delle aree d'influenza. Spendere azioni e risorse per vincere di cinque punti porta allo stesso risultato che vincere di un punto. Anche in questo sta la bellezza del gioco: da una parte sapere di non dover sprecare mosse, dall'altra giocare con la costante incertezza di essere rimontati all'improvviso, per il poco margine di vantaggio.

In tutto questo, la fortuna ha la sua parte, indubbiamente. Come in un qualsiasi gioco in cui la pesca delle carte è centrale, ci saranno situazioni in cui davvero non potrete fare nulla o in cui il giro di mano vi penalizza. O semplicemente, quella carta che vi serve non la vedrete mai in tutta la partita. Però la cosa è commisurata non solo alla meccanica, ma anche alla complessità e durata del gioco: insomma, ci sta e non disturba troppo.

Altre considerazioni

L'età consigliata "14+" fa pensare a un gioco per gamer. E, per carità, l'insieme di regole è probabilmente più corposo di quel che ci si aspetta, ma direi che anche dei casual player potrebbero approcciarlo senza troppe difficoltà.

Per quel che riguarda la scalabilità, apprezzo che per una volta non abbiano fornito numeri con cui poi il gioco funziona poco o male: qui è un 3-5 onesto, con personalmente una predilezione per il 4-5, intervallo in cui secondo me il titolo si esprime al meglio.

Infine, mi sento di sconsigliarlo agli amanti della bassa interazione e a chi desidera tenere sempre sotto controllo le cose: è più vicino a un gioco di conflitto, non c'è la creazione di un “motore” di gioco, ma solo una situazione in continuo mutamento e, come detto prima, il caso ha il suo ruolo da coprotagonista.

Conclusione

Peer Sylvester torna con un gioco nel suo stile, originale, teso e senza fronzoli. Tanto che l'uscita di Brian Boru mi ha finalmente spinto a scrivere anche l'articolo sui suoi migliori tre giochi.

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Commenti

Ciao Agz, molto interessante come al solito la recensione. Ma in caso di parità sul controllo delle tessere, se non sbaglio, la tessera rimaneva a chi la deteneva precedentemente e non c'era alcuna divisione dei relativi punti vittoria.

Vero, corretto

Agzaroth i disegni sono effettivamente bruttocci, ma sono fatti dalla illustratrice di fumetti su Brian Boru se non erro

Secondo me questo gioco avrà un pregio , farà partire una serie di giochi dove il trick taking si mescolerà ad altre meccaniche corpose per creare giochi di un certo peso e che porterà una ventata di freschezza come dominion fece con il deck Building ai tempi. Basti pensare che Cole la sta usando come meccanica centrale del suo Arc che vuole essere un 4X. E chissà quanti altri giochi sono in cantiere partendo da questa meccanica.

Ciao agz, grazie per il solito lavoro che fai con le recensioni.

Sto giocando molto Brian Boru e mi sento di aggiungere alcune riflessioni:

  • Penso non sia un gioco in cui la fortuna incida così tanto, a partire dal fatto che la nostra mano é draftata: la mano che riceviamo inizialmente può senz'altro essere più o meno positiva, ma quella che riceviamo e quella che passiamo hanno in sé decisione e scelta da parte nostra e da parte dei nostri avversari;
  • il draft si compone di ben due carte, a fronte di quasi tutto il resto dei giochi che utilizzano questa meccanica, dove le carte draftate sono solo una;
  • la versatilità delle carte, che normalmente (se non ricordo male a parte le 20,21,22 grigie) offrono tre diverse maniere di essere giocate, sono un altro modo per applicare una strategia al netto della fortuna/sfortuna;
  • il timing delle giocate può essere spesso decisivo: giocando sullo stesso tracciato, un giocatore agisce prima dell'altro con la carta dal valore più basso. Questo può comportare l'esaurimento dei tokens vichinghi che volevamo o l'essere scavalcati sugli altri tracciati. Ecco che diventa molto importante, oltre e per il timing, cercare di capire chi giocherà sul nostro tracciato e quando.

Personalmente poi, ho provato a giocare partite senza vincere una mano, cioè senza mettere il dischetto su mappa e sono riuscito a vincere (ovviamente la presenza su mappa la ottenevo grazie agli altri tracciati o espandenomi con le monete). Chiaro che rimane esperienza mia, ma trovo che testimoni la bontà del gioco al netto della fortuna/sfortuna: gestire bene le carte che si hanno in mano, puntare al momento giusto sul tracciato giusto, scegliere se vincere una mano o meno, sono per me elementi che donano una profondità rapportata alla durata, al netto di un impianto regolistico abbastanza semplice, come non vedevo da tempo.

Grazie per la lettura

 

Confermo che la scelta dell'illustratrice è dovuta al fatto che fosse anche la disegnatrice dei fumetti sul noto eroe. Gioco molto bello, elegante, breve, sempre teso e mai banale. Consigliato a tutti gli amanti dell'interazione e dell'autore, che ci regala delle perle ogni volta che sforna un titolo.

@Agzaroth grazie per la recensione l'attendevo perché avevo molte aspettative.

Ringrazio anche odyssammenos che con la sua analisi mi ha caricato di hype.

Ho letto sul regolamento che le monete a fine partita non danno molti punti.

La gestione delle monete, che bisogna guadagnare ma anche spendere il più possibile, da una sensazione di strettezza o si guadagna sempre qualcosa quindi influisce poco? 

Ciao Agzaroth. Innanzitutto grazie per le tue recensioni (ormai sono essenziali per l'ampliamento della mia collezione e devo dire che fino ad ora l'esperienza ha sempre confermato l'oggettività del tuo giudizio). Consiglieresti questo gioco anche a chi possiede già "The King is dead"? Adoro i giochi di maggioranza e questo mi intriga parecchio (The king is dead lo intavolo sempre volentieri, anche con neofiti), mi spaventa solo il prezzo esagerato (probabilmente aspetterò qualche offerta).

Locompetitivo scrive:

@Agzaroth grazie per la recensione l'attendevo perché avevo molte aspettative.

Ringrazio anche odyssammenos che con la sua analisi mi ha caricato di hype.

Ho letto sul regolamento che le monete a fine partita non danno molti punti.

La gestione delle monete, che bisogna guadagnare ma anche spendere il più possibile, da una sensazione di strettezza o si guadagna sempre qualcosa quindi influisce poco? 

macché, non si guadagna mai abbastanza: in questo senso il gioco è molto stretto

FedeMezzo scrive:

Ciao Agzaroth. Innanzitutto grazie per le tue recensioni (ormai sono essenziali per l'ampliamento della mia collezione e devo dire che fino ad ora l'esperienza ha sempre confermato l'oggettività del tuo giudizio). Consiglieresti questo gioco anche a chi possiede già "The King is dead"? Adoro i giochi di maggioranza e questo mi intriga parecchio (The king is dead lo intavolo sempre volentieri, anche con neofiti), mi spaventa solo il prezzo esagerato (probabilmente aspetterò qualche offerta).

All'inizio avevo anch'io perplessità a comprarlo, ma vai tranquillo: si affianca senza problemi a The King is Dead senza risultare un doppione. Per il prezzo, di listino purtroppo è alto: io ho aspettato un'offerta su Amazon e mi pare di averlo portato via a 36 euro, se non sbaglio.

Bella recensione ma non mi trovo d'accordo sulla grafica...ho trovato i disegni molto semplici e gradevoli con una connotazione fiabesca che non dispiace. Secondo me una buona scelta in controtendenza con giochi iper-illustrati, super-contrastati e di difficile leggibilità.

madagelo scrive:

Secondo me questo gioco avrà un pregio , farà partire una serie di giochi dove il trick taking si mescolerà ad altre meccaniche corpose per creare giochi di un certo peso e che porterà una ventata di freschezza come dominion fece con il deck Building ai tempi. Basti pensare che Cole la sta usando come meccanica centrale del suo Arc che vuole essere un 4X. E chissà quanti altri giochi sono in cantiere partendo da questa meccanica.

Joraku è un ottimo gioco uscito 7 anni or sono che mischia trick tacking e maggioranze, niente di nuovo sotto il sole. Nel caso di Brian Boru il trick taking è utilizzato più come un metodo di selezione delle azioni e non segue le regole classiche del genere.

Un altro interessante esperimento è Shamans, che mischia trick tacking e identità nascoste ma anche lì, per esigenze di gameplay, il trick taking è castrato.

arcadebox scrive:

 

madagelo scrive:

 

Secondo me questo gioco avrà un pregio , farà partire una serie di giochi dove il trick taking si mescolerà ad altre meccaniche corpose per creare giochi di un certo peso e che porterà una ventata di freschezza come dominion fece con il deck Building ai tempi. Basti pensare che Cole la sta usando come meccanica centrale del suo Arc che vuole essere un 4X. E chissà quanti altri giochi sono in cantiere partendo da questa meccanica.

 

 

Joraku è un ottimo gioco uscito 7 anni or sono che mischia trick tacking e maggioranze, niente di nuovo sotto il sole. Nel caso di Brian Boru il trick taking è utilizzato più come un metodo di selezione delle azioni e non segue le regole classiche del genere.

Un altro interessante esperimento è Shamans, che mischia trick tacking e identità nascoste ma anche lì, per esigenze di gameplay, il trick taking è castrato.

Vero, ma sono giochi nettamente inferiori a Brian Boru.
Inoltre, giocando a BB si ha più la sensazione di un gioco ad asta doppia (colore e valore) che di trick taking in senso stretto.

Per me è un gioiellino e una delle (poche) novità che mi lasciato moltissima volta di esplorarlo: a fronte di un gameplay semplice (ma non così pulito, vedi l'eccezione per i pareggi), lo trovo molto profondo e sfidante, in un tempo decisamente contenuto e con un eccellente bilanciamento tra tattica e strategia.
 

Elegante, stretto e con un uso alternativo del trick taking su un gioco di maggioranze, che apre dinamiche molto variegate e interessanti.
Tre tracciati tutt’altro che inseriti per appesantire e complicare il gioco – come spesso accade con tanti gestionali, ma invece ottimamente integrati e motivati.

Riguardo la meccanica principale (il trick taking appunto) c’è da valutare se vincere o perdere da più angolature:

  • la posizione della città contesa: a volte il primo di mano la mette in punti scarsi perché intende perdere e quindi concedere minori vantaggi a chi vincerà
  • la situazione in mappa: sia allo stato attuale che per i propri piani strategici
  • l’azione innescata dalla carta giocata: a volte vuoi perdere per fare una delle due azioni “dei perdenti”
  • quali carte rimangono nel round in corso: a ogni round le 25 carte, vengono distribuite tutte oppure 24, e smistate mediante draft, si possono quindi fare delle stime piuttosto accurate
  • l’ordine di risoluzione delle azioni: la prima mossa spetta a chi ha il numero più basso sulla carta, quindi “l’ultimo dei perdenti” ha una migliore panoramica per scegliere quale delle due azioni attivare

L’accostamento con The King is Dead secondo me è solo per l’etichetta “controllo territorio a maggioranze stretto”, ma il resto delle meccaniche come l’esperienza di gioco sono differenti.
Una delle più belle sorprese dell'annata ludica.

Visto e considerato che ho un'ottima opinione di The King Is Dead, mi aspetto grandi cose anche da questo titolo. Spero tanto di riuscire a provarlo. :)

belin dal nome pensavo (e speravo) a un reboot di anachronism.

 

:D

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