L'Europa, divisa

Adrian Turzanski, BoardGameGeek

Un gioco che ci rinfresca la memoria sulla storia recente, e un film che racconta un conflitto che a molti è sfuggito.

Approfondimenti
Giochi collegati:
Europe Divided

David Thompson, giovane americano che lavora per il dipartimento della Difesa, si prospetta essere il paladino del nuovo wargame che avanza: da un paio d'anni a questa parte sta contribuendo a rendere i giochi di simulazione storica meno di nicchia, soprattutto (per quanto riguarda la sottoscritta) grazie a regolamenti cristallini, ché le mamme che lavorano non hanno tempo di star dietro a faq e aggiustamenti vari.

Europe Divided: setup (edizione deluxe)
Europe Divided: setup (edizione deluxe)

Dopo aver sfornato in poco tempo gemme come Undaunted: Normandy, For What Remains e i solitari Castle Itter e Pavlov's House, nel 2020 pubblica per Phalanx il suo gioco competitivo per due giocatori, ideato in collaborazione con Chris Marling, dal titolo Europe Divided, che si basa su meccaniche di gestione mano e maggioranze. L'ambientazione è la situazione geopolitica europea dal 1992 al 2019. Le due fazioni in campo sono l'Europa occidentale insieme alla NATO e la Russia: la prima è ricca, ma, siccome deve tenere le fila di due potenze, l'Unione Europea e la Nato, è rallentata nelle risposte dalla burocrazia; la seconda è decisamente meno florida, però riciclando più velocemente le carte del proprio mazzo, è più snella nelle risposte e può puntare di più sugli armamenti.

Il gioco si articola in venti turni, dove i giocatori possono usare due carte per volta dalla propria mano per eseguire un'azione ciascuna, tra quelle visualizzate sulla carta stessa (non tutte le carte permettono tutte le azioni):

  • posizionare un dado influenza;
  • aumentare l'influenza di un dado;
  • ottenere monete;
  • posizionare armamenti;
  • spostarli;
  • usare l'azione speciale scritta sulla carta.

Alcune tra le azioni suddette comportano spendere del denaro (posizionare dadi e armamenti, spostare armamenti più di uno spazio); notare che solo l'azione di posizionare armamenti è legata alla regione scritta sulla carta. Quando uno dei nostri dadi raggiunge il livello di influenza 5 o 6 in una regione, si aggiunge la carta relativa alla nostra pila degli scarti.

Carte Headline

Ad ogni turno pari, a eccezione del secondo, si controlla se le condizioni delle carte headline (evento principale) del turno in corso sono state raggiunte dalla fazione considerata (carte rosse per la Russia, carte verdi - verde che è l'unione del giallo/EU e del blu/NATO - per l'Europa), che riguardano maggioranze di influenza o di armamenti, e si assegnano i relativi punteggi. Al turno dieci e venti si assegna un punto prestigio per ogni dado con influenza 6 nelle regioni dell'Europa centrale, orientale e in quelle del Caucaso. Ulteriori 1 o 2 punti vengono assegnati al turno dieci e venti se si è rinunciato a usare una o entrambe le carte advantage, che fornirebbero aiuti nel corso della partita. Ovviamente, alla fine del ventesimo turno, chi ha ottenuto più punti prestigio, è dichiarato il vincitore.

Sia il tabellone "parlante" sia i player aid inclusi sono talmente esaurienti da rendere il gioco rigiocabile senza dover rileggere il regolamento, anche dopo averlo accantonato per qualche mese. Le carte di mano e le headline hanno testo in abbondanza, il che contribuisce ad ambientare il gioco, nonché a istruirci sui conflitti che si sono svolti nel Vecchio Continente, a un passo da casa nostra o poco più, ma sono passati in sordina, non essendo stati protagonisti della ribalta mediatica.

Quali conflitti? Ad esempio la guerra in Georgia per il separatismo dell'Abcasia (1991-1993), conflitto in cui rimasero uccisi tra i diecimila e i trentamila georgiani e in cui ci furono episodi di pulizia etnica da entrambe le parti. Ci sono un paio di carte headline in Europe Divided che ne illustrano gli eventi per sommi capi.

Per dovere di cronaca, riporto che attualmente l'Abcasia è riconosciuta indipendente solo dalla Russia, dal Venezuela, dal Nicaragua e da una manciata di nazioni del Pacifico; per tutti gli altri, è ancora una regione della Georgia. L'Abcasia è sempre stata, fin dai tempi antichi, territorio di conquista: è stata invasa da bizantini, ottomani e georgiani, infine subì ovviamente anche il dominio russo. Il perché di tutto questo interesse verso la regione, è da attribuire alla ricchezza di acqua dolce, gas naturale e petrolio, e, nei tempi attuali, della presenza di una base militare russa a Gudauta, sul Mar Nero, di grande importanza strategica.

Tangerines (Mandariinid) di Zaza Urushadze
Tangerines (Mandariinid) di Zaza Urushadze

Esiste un bel film del 2013, candidato all'Oscar e ai Golden Globe come miglior film straniero 2015, diretto dal regista georgiano Zaza Urushadze (deceduto nel 2019), il titolo è Tangerines (Mandariinid). Un titolo semplice, come semplice è la storia e i personaggi che la compongono, un contadino di nome Margus, che coltiva per l'appunto mandarini, e il suo vicino di casa Ivo, che fa il falegname e costruisce cassette di legno per trasportare gli agrumi dell'amico. Sono entrambi estoni, esuli in Abcasia, e subiscono le conseguenze della guerra in un modo improvviso e inaspettato. Avviene uno scontro a fuoco tra georgiani e mercenari ceceni proprio lì, dove abitano loro. Sopravvivono solo due uomini, un georgiano e un ceceno.

Il saggio Ivo, il più anziano tra i due amici, decide, sprezzante del pericolo, di ospitare e di curare amorevolmente come un padre entrambi i feriti. Il punto di forza di questo film sono le dinamiche dei rapporti che si creano sia tra i due soldati, sia tra Ivo e ognuno di loro.

Tangerines è un film che non rappresenta una guerra roboante, non è super-spettacolare, ha più a che fare con le conseguenze della guerra sulla gente comune, con la futilità dei conflitti, con il bisogno di guardare l'Altro negli occhi; non mi stupirebbe vederne un adattamento teatrale.

Finisco citando per contrasto un altro film, un documentario stavolta, Il n'y aura plus de nuit (id., 2020) di Elénoire Weber, costituito dalle immagini degli obiettivi degli elicotteri e dei droni militari francesi che uccidono i guerriglieri in Medio Oriente. È la famosa guerra chirurgica, che spersonalizza una delle due parti, rendendola invisibile, dis-umana, assimilabile a un videogiocatore piuttosto che a un soldato. E... no, non è infallibile, perché all'obiettivo umano arriva una pioggia di proiettili, che non sempre lo uccide sul colpo, ma lo lascia più spesso agonizzante.

Colonna sonora consigliata: Metallica One del 1989.

Commenti

Bravissima.

Che poi, senza scomodare il Caucaso (che tanto per cambiare ribolle ancora), basta guardare al macello che avveniva oltre Adriatico poco più di vent'anni fa – e per inciso cercavo qualche film che ne parlasse giusto poco tempo fa: uno che ho visto e mi è piaciuto molto è No man's land.

@Signor Darcy

Effettivamente ero indecisa se parlare di No Man's Land oppure di questo,  alla fine l'ha spuntata Tangerines perché meno conosciuto. 

One ci sta benissimo!!

Davvero una bella recensione, per un gioco che come giustamente evidenzi all'inizio, si inserisce in quell'approccio allargato al wargame e alle simulazione in genere che Thompson e molti altri stanno portando avanti. I risultati in genere sono molto buoni (Europe Divided è tra i migliori, anche per come rende molto più fluido il flusso dei punti vittoria che ti costruisci tu, anziché dover stare fermo ad aspettare le carte scoring alla Twilight Struggle), le conseguenze sul pubblico degli appassionati del boardgame storico ancora tutte da valutare.
Un'ultima cosa, il gioco era stato concepito per 3 giocatori: Russia, UE e NATO. Tuttavia, il naturale allineamento di interessi tra UE e NATO rendeva il tutto molto sbilanciato: per questo Thompson ha cambiato il modello, portandolo a due giocatori e introducendo una sorta di cooperazione/competizione interna al giocatore occidentale. Una scelta a mio parere molto azzeccata e ben più verosimile.
Ringraziandoti ancora per gli ottimi consigli cinematografici e concordando con te sull'importanza di giochi come questi per la conoscenza dei tanti conflitti, militari e non, ancora oggi pienamente aperti ma quasi del tutto sconosciuti al grande pubblico, spero un giorno di poter fare una partita con te a questo piccolo gioiello! :)

Il gioco sembra rimescolare un minestrone già stracotto. Come meccaniche.

Sull'Abcasia, aspetterei a dire pulizia etnica. I morti in tutto sono stati poche centinaia. Che è orribile, anche solo un morto è orribile, e possono esserci anche stati omicidi su base etnica. ma pulizia etnica è un'altra cosa.

Il film mi piacque molto. I Georgiani sono noiosi da morire, però, e  guidano come dei folli. Nonostante ció, Tbilisi è il paradiso se vi piace cibo e buon vino. E forse il piú affascinante centro storico che abbia visitato.

@FabioZ69

Quale onore, un tuo commento!

Per pulizia etnica in questo caso si intende non tanto le uccisioni, per fortuna, ma più che altro l'obbligo di laciare il posto in cui si è nati e cresciuti: nel caso specifico, ho letto di 250.000 sfollati.

Per quanto riguarda i georgiani, lavorando in aeroporto non mi posso sbilanciare a critiche: mi è stato però raccontato che al controllo passaporti in arrivo alla capitale, ti regalano una bottiglia di vino locale come segno di benvenuto :))

Ormai sei diventata la nuova frontiera delle associazioni ludiche: andiamo dalla cinematografia, alla geografia, alla cultura, alla storia, ...

Grazie per queste pillole di cultura così ben scritte (e così ben raccontate nei podcast, ovviamente).

Non ho capito lo sfottó dell'onore... ma va bene.

Comunque il film una chicca, che dimostra una discreta cultura cinematografica (insomma, altra roba rispetto al No man's Land...). La Georgia meravigliosa, ma gli abitanti non proprio ospitalissimi. 

Dalla tua recensione non si capisce molto, come è normale, sullo sviluppo del gioco, però le carte rosse ricordano il meccanismo delle carte puntuazione in TS. Diciamo che non mi sembra siano meccaniche degne di nota. 

Sulla guerra in Abcasia, in realtà non è affatto stata ignorata in occidente. Tant'è che la fine dell'era berlusconi è da far coincidere proprio con la sua presa di posizione filo russa. Quindi fu un tema non solo trattato, ma anche centrale per la politica italiana di quel periodo. 

Per quello che si puó comunque sapere di quella guerra, scaramuccia piú che guerra, è un dato storico incontrovertibile che il primo colpo lo spararono i Georgiani.  

 

Non derubricherei a "scaramuccia" niente di quello che avviene nel Caucaso da più di un secolo a questa parte, onestamente.

@FabioZ69 

Non era uno sfottò! Non mi permetterei mai! Intendevo dire che ho colto il tuo interesse, mi sembri uno che frequenta giochi da peso massimo.

Preciso che le mie non sono recensioni, ma articoli, di solito Agzaroth me li pubblica la domenica, come lettura un po' di svago...

Non esitono giochi da peso massimo. Esistono giochi che ti dicono fi da piccola che sono da peso massimo e non fanno per te, che ti raccontano che sono pesantissimi, che però poi quando li giochi sono giochi normalissimi. Sono solo diktat del mercato. Oggi vanno i giochi da un'ora e mezza con regolamento rapido, giacchè si da per scontato che le nuove generazioni non sono capaci di leggere 50 pagine di fila, e si vogliono giochi che giochi tre volte, e poi metti nel cassetto e fuori soldi per un altro gioco. I giochi da peso massimo, sono solo giochi che durano un pò di piú o un pó di meno e hanno piú dettaglio nel regolamento. Quello che si cera nei giochi è fare delle scelte e che quelle scelte siano divertenti da fare. Poi ti garantisco che esistono giochi con due milioni di pagine di regole nei quali alla fine fai sempre la stessa scelta per ore e ore. E non sono affatto divertenti. E ci sono giochi come though the ages dove il regolamento lo impari in un'ora, le regole sembrano banali, però devi fare scelte assai divertenti e ti trovi twist geniali (il cubetto blu nelle grandi opere è forse la standing ovation piú convinta che ho fatto in vita mia, insieme allo war status in paths of Glory). Nel bello della scelta contano anche i materiali che maneggi per rendere questa scelta addotta agli altri. Poi ripeto, che il mercato voglia che gli utenti siano consumatori abulimici di giochi tutti uguali con regolamento e scelte che non smuovano domande o emozioni, invece di giocare anche, anzi, soprattutto, i capolavori del passato, è altro paio di maniche. Ma non c'entra pesi massimi o medi. È come in letteratura. Uno legge magari fabio Volo però non ha mi letto Dovlatov, o Turgenev. E la vulgata è che Turgenev è troppo peso. Balle. Se ci fai il palato poi Dostoyevskiy lo leggi d'un fiato, e Fabio Volo poi non riesci piú a leggerlo. A mangiar merda ci fai il palato. Poi le cose buone non ti piacciono piu.

Una signora venne al mio ristorante. In Spagna cosa sono gli gnocchi di patate fatti in casa non ne hanno idea. Si lamentò perchè gli gnocchi avevano una testura strana. Beh, si , diversa da quella degli gnocchi comprati al supermercato.

Come vedi è questione di prospettiva. Io sono vecchio, e faccio parte di quella generazione curiosa che prima di lanciarsi nel contemporaneo ama sapere cosa si era fatto prima, prima di leggere volo mi leggo Il maestro e margerita, prima di asoltare le ultime uscite musicali mi faccio tutti i dischi dei Led zeppalin, Frank Zappa o della Premiata Fonderia Marconi.

Prima di guardare l'ultima uscita indecente tra le tante indecenti nel mondo cinematografico, mi vedo tutti i film di Tarkovski e Bergman. Ma non per niente, ma perchè dopo che hai proviato il buono, ti accorgi di piú dove sta il cattivo.

Twilight Struggle è un gioco semplicissimo. Per esempio. Il regolamento si legge in un'ora. Ed è praticamente perfetto (il regolamento).

Se non fosse per alcuni twist le scelte sarebbero na noioa mortale. E i twist sono sicuramente la gestione del defcon, le carte puntuazione, la corsa per la luna, il colpo di stato e i tiri riallineamento, la genialata dei paesi conflittivi e non. Anche come si mescolano i mazzi a cambio era è molto accattivante. Perch`negli ultimi turni delle ere sai che se scarti una carta è piú difficile rivederla in mano a qualcuno che se scarti negli altri turni della era, dove sai che torna quasi di sicuro prima di fine era.

Questo insieme rende la scelta di quale carte giocare assai profonda. E molto divertente. Poi c'è la ciliegina, che è il dado, a rendere il gioco imprevedibile e a dare quell'imprevisto tattico necessario.

Insomma, non ci sono giochi pesi e giochi meno. Ci sono giochi paraculo, fatti solo per il mercato (e per scoprirli basta vedere quelli che vendono di piú), e poi ci sono i giochi fatti per passione e con idee geniali (che magari qualche volta, raramente, vendono anche). Io cerco i secondi, ma spesso mi sbaglio e mi innamoro anche io dei primi.

 

FabioZ69 scrive:

Una signora venne al mio ristorante. In Spagna cosa sono gli gnocchi di patate fatti in casa non ne hanno idea. Si lamentò perchè gli gnocchi avevano una testura strana. Beh, si , diversa da quella degli gnocchi comprati al supermercato.

Questo aneddoto mi ha ricordato una scena di Big Night.

Grazie dei consigli.

FabioZ69 scrive:

Non esitono giochi da peso massimo. Esistono giochi che ti dicono fi da piccola che sono da peso massimo e non fanno per te, che ti raccontano che sono pesantissimi, che però poi quando li giochi sono giochi normalissimi. Sono solo diktat del mercato.  .................. Ma non c'entra pesi massimi o medi. È come in letteratura. Uno legge magari fabio Volo però non ha mi letto Dovlatov, o Turgenev. E la vulgata è che Turgenev è troppo peso. Balle. Se ci fai il palato poi Dostoyevskiy lo leggi d'un fiato, e Fabio Volo poi non riesci piú a leggerlo. A mangiar merda ci fai il palato. Poi le cose buone non ti piacciono piu.

Una signora venne al mio ristorante. In Spagna cosa sono gli gnocchi di patate fatti in casa non ne hanno idea. Si lamentò perchè gli gnocchi avevano una testura strana. Beh, si , diversa da quella degli gnocchi comprati al supermercato.

Come vedi è questione di prospettiva. Io sono vecchio, e faccio parte di quella generazione curiosa che prima di lanciarsi nel contemporaneo ama sapere cosa si era fatto prima, prima di leggere volo mi leggo Il maestro e margerita, prima di asoltare le ultime uscite musicali mi faccio tutti i dischi dei Led zeppalin, Frank Zappa o della Premiata Fonderia Marconi.

Oddìo. Tante cose condivisibili, altre meno. Infinitejest ha avuto la stessa sensazione mia rispetto ai tuoi gusti ludici: credo che tu abbia scritto in Tana oltre 200 post,  spesso lunghi e dettagliati. Se uno li legge si fa un'idea di chi li scrive. Magari sbagliata, ma se la fa. 

Considera che un'intera epoca della storia italiana ha lasciato ai posteri meno documenti scritti di te e su questa epoca si scrivono libri e paragrafi nei libri di storia, perchè gli studiosi se ne sono fatti un'idea leggendo la Historia Langobardorum e poco altro (ma qual era il rapporto tra i "conquistatori" e i "romani"?, La società? L'economia?). Te lo dico. Sono ironico, ma ho un certo rispetto per i tuoi contributi.

La prima parte del post è puro soggettivismo. Esistono persone che leggono un tomo su Fisica teorica o sulla Teologia di Sant'Agostino e lo comprendono appieno, senza sforzi eccessivi. Altri che trovano insopportabile il semplice vedere tali tomi. Figurarsi leggerli e comprenderli. Molti non hanno il piacere di leggere; altri la voglia di sforzarsi in una attività concettuale; altri detestano alcuni argomenti specifici; infine c'è da considerare la contingente voglia, necessità di tempo e la possibilità di fare quella cosa. 

Tu insomma hai gli strumenti per digerire lunghi regolamenti e giochi particolari (approccio curioso, piacere della lettura, interesse all'argomento, esperienze pregeresse-che permettono di interpretare più facilmente cosa è scritto), ma la stragrande maggioranza della popolazione non ce l'ha. Per te certi giochi sono semplici, ma per gli altri sono un muro invalicabile. Il peso quindi è soggettivo, ma una valutazione statistica di tale peso (tipo la scala di BGG) ti fa comprendere come l'intera comunità  valuta tale "pesantezza". Ergo certi giochi sono oggettivamente pesanti, ma in un modo diverso a seconda della persona. Che poi BGG non sia la Bibbia è altro discorso...

Turgenev non è di difficile lettura. Letto da ragazzino senza problemi (ma io masticavo Kafka a 12 anni...), mentre adoro Dostevskij. Ma non sono per tutti. Io, quando posso, presto i miei classici russi, ma pochi li sopportano.

Turgenev parla della transizione sociale tra il vecchio sistema pre-riforma di Alessandro II e il nuovo, tra le nuove e le vecchie generazioni, tra le comunità rurali e quelle cittadine. Lunghezza limitata, linguaggio chiaro (almeno in traduzione italiana) e temi non "esoterici", o particolarmente complessi, li rendono adatti a una lettura di un ragazzo, se non fosse che è ambientato nella Russia di metà '800 e non ci sono colpi di scena, supereroi, cellulari e malavitosi che svoltano con la droga o combattono contro le "guardie"

Dostoevskij lo rileggo ogni tot anni, e faccio un volume in tre giorni. E' più "morale" di Turgenev Più tirate e menate psicologiche e trame lunghe, sfaccettate. Altro livello di complessità, ma se si è interessati si legge bene. Ti ho fatto la tirata per farti capire che tu stesso introduci il concetto di differente complessità nella letteratura russa, per cui devi concedere anche alle altre persone di percepire un differente peso nell'ambito dei GdT. 

Marconi aveva una forneria e non una fonderia: mi sa che il T9 ti ha fregato... ;)

Non sono d'accordo. Dipende a cosa sei abituato. Io non sono intelligente. Non ho particoalri doti. Solo mi hanno abituato a leggere invece che a slittare i polpastrelli su uno schermo. Se no anche io farei fatica. easy.

nei giochi uguale.

Ed è tutto a vantaggio del mercato mordi e fuggi.

Mia opinione. Amen.

marconi non so a cosa ti riferisci.

Posto come quelli che dici ne avrò srcitti 5 piu che 200. 200 sono i messaggi totali scritti qui sopra. :)

Di intelligenza, ne esistono diversi tipi. Questo è accertato. Ma comunque non ho mai menzionato questa parola, quanto la curiosità, l'interesse/passione, l'esperienza. Anche io sono stato abituato a leggere su carta. Non mai avuto smartphone. I videogiochi oltre i 20 e PC solo per lavorare (e scrivere sulla Tana ... ;)  ). Però, se mi dai un testo scritto di cui non mi interessa il contenuto, o che è nuovo per me, nel senso che non ho le basi, vedrai che mi perdo e ci metto molto a capirlo. E' la natura dell'uomo.

Io posso sbattermi quanto mi pare a dire ai miei amici che Dostoevskij è da paura, scrive storie fiche ed è un must. Al 90% non va giù, e molti lo finiscono a stento. Idem vale per te con certi giochi che sono ritenuti dalla comunità dei "mattoni". Essendo una comunità una molteplicità rappresentabile statisticamente, la statistica indica una media della loro idee. Io e te, quindi, abbiamo delle caratteristiche che fa sembrare più semplici cose che la media intende come ostiche (o noiose, o difficili. Vedi te la definizione). Ovviamente faticheremo in altre che saranno più "comuni"

Sono d'accordo con te che il mercato privilegia il mordi e fuggi. Ma questo è implicito nei meccanismi di un mercato in espansione, con relativa proliferazione dei soggetti che vogliono entrare nel piatto.

Marconi? Beh, se leggi l'ultima riga del tuo post che io ho citato lo puoi capire.  

Ti ringrazio per le tue opinioni e per lo scambio di battute. E' chiaro che ringrazio Infinitejest per l'articolo, bello e interessante (come il gioco). Mi sembra strano che nessuno abbia citato il famoso film di Kusturica "Underground". Quelle maledette trombettine balcaniche mi hanno assillato per anni...

Ma sono io a ringraziarvi di avere animato questa discussione.

Mentre scrivo, non so mai a quale tipo di pubblico potrà interessare quello che ho da dire; oltretutto, trattando agromenti sempre diversi, vedo che ogni volta "attraggo" i commenti di tipi di giocatori diversi, e non posso che essere contenta di questo.

Premiata Fonderia Marconi è una cosa meravigliosa.

 

Ciò mi ricorda dei progster che conoscevo che ritenevano la PFM del pop di bassa lega, rispetto al progressive più di nicchia (che, per inciso, io odio)

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