Cantami, o Diva, dell'Iliade e dei suoi eroi

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Monolith, Paolo Parente, Stéphane Gantiez

Anche il supremo Agamennone, il colossale Aiace, Paride figlio di Priamo, Diomede dal cuore possente e la micidiale amazzone Pentesilea tornano a nuova vita sui nostri tavoli grazie all'espansione per le Mitiche Battaglie di Pantheon dedicata alla Guerra di Troia.

Approfondimenti

“Perché adesso mi calo nel mio petto, come in un pozzo, e per me scavo, freddo come un minerale, un sentimento annichilente. E questo minerale lo tempro nella brace del dolore, duro come l’acciaio; e poi lo imbevo da cima a fondo del veleno rovente e corrosivo del rimorso; lo pongo sull’incudine eterna della speranza e lo trasformo in un pugnale affilato e appuntito…"
Pentesilea, Heinrich Von Kleist

Persino al giorno d’oggi i nomi di Achille Piè Veloce, Ettore Domatore di Cavalli e il racconto del loro duello ai piedi delle mura di Ilio sono noti ai più. In molti invece non conoscono il mito di Pentesilea, figlia di Ares e la più feroce e pericolosa delle amazzoni, giunta a Troia proprio durante la guerra, in una fase successiva alla morte di Ettore ma con la città-fortezza ancora invitta, affinché Re Priamo officiasse un rito di purificazione che mondasse la sua anima dall’insostenibile senso di colpa per aver involontariamente causato la morte della sorella Ippolita.

Schieratasi quindi contro gli Achei, Pentesilea si rivelò seconda per valore tra le fila dei troiani solo al defunto Ettore. La leggenda narra che fu lei a concepire e a brandire in combattimento come arma di preferenza la prima ascia da battaglia ellenica. Condannata da Afrodite a suscitare voluttà di violentarla, o quantomeno di provarci, in tutti gli uomini che la miravano, decise allora di celare parte della sua fiera bellezza con una splendida corazza. Oltre alla moltitudine di comuni soldati invasori, Pentesilea abbatté ben nove tra capitani, eroi e semidei dell’armata di Agamennone.

Eppure Achille la sconfisse, anche se una versione di quanto è stato tramandato sussurra d’una vittoria su campo dell’amazzone e di un subitaneo intervento semidivino che rovesciò le sorti del confronto a favore del guerriero di Ftia, messo solo da tale circostanza in condizione di assestare il colpo esiziale, tetra conclusione dello scontro. Ma il malefizio officiato dalla Dea della Bellezza ai danni di Pentesilea non era ancora spezzato: affascinato dalla di lei audacia prima e poi rapito dal suo aspetto, anche s’ella era ormai priva del sospiro della vita, Achille ne violò le spoglie. Momenti di sangue, coraggio, passione, morte e oltraggio che avrebbero tinto con l’amaranto del rimorso gli ultimi giorni del Pelide.

Heroes of the Trojan Wars Box
Gli Eroi della Guerra di Troia
Per il prode Sir Alric è giunto il tempo di tornare a parlare della Guerra di Troia e dei suoi Eroi, con una disamina dedicata all’espansione per le mitiche battaglie elleniche di Pantheon contenente il quintetto di personaggi che vanno a completare, insieme a quelli presenti nel Gioco Base e nel Pandora’s Box ricolmo di tutti gli stretch goal della prima campagna, la schiera dei combattenti più importanti dell’Iliade. 

Trattasi di una delle espansioni “piccole” per Pantheon; nello specifico include uno scenario e cinque eroi: Aiace, Diomede (i due Achei più valorosi dopo Achille), Agamennone, Paride e giustappunto Pentesilea, con miniature, schede statistica e un tassello Lutto legato al tetro destino dell’amazzone.

La Vendetta di Pentesilea

Scenario competitivo per due giocatori, a partita singola, con schieramenti preimpostati. Richiede unicamente quest’espansione, la scatola base del gioco ed il Pandora’s Box.

La più micidiale delle Amazzoni, riemersa dall’Ade dopo il Cataclisma dell’Olimpo e forte dell’appoggio del principe Paride e del potente Eracle, seduce Achille per usarlo come mortale strumento di rivalsa al fine di annientare Agamennone, ritenuto colpevole dei peggiori misfatti durante la Guerra di Troia; quest’ultimo non ha affatto intenzione di cadere in trappola e vuole invece sfruttare a proprio vantaggio gli accadimenti per ottenere in un colpo solo parte dell’eredità delle Esperidi e il favore divino: nell’occasione potrà di nuovo contare sul valore di Aiace e Diomede, ma anche sulla rediviva Ippolita, pronta a tutto per impedire alla sorella Pentesilea di commettere un nuovo atto sacrilego. 

Questo scenario è interessante ed articolato pur nella sua durata contenuta, ma non rende del tutto giustizia allo spessore dei protagonisti coinvolti. Si tratta di una schermaglia senza infamia e senza lode, ambientata nel Tartaro, che permette di interagire con altari degli Dei e dorati pomi delle Esperidi, mescolando però in maniera indiscriminata gli originali schieramenti "storici" e gettando nella pugna anche Eracle, la cui storia aveva però effettivamente incrociato quella delle amazzoni al tempo in cui una delle Fatiche lo costrinse ad impadronirsi del Cinto di Ippolita. Il fatto che le armate siano predeterminate va a ridurre i tempi di preparazione della partita ma anche la rigiocabilità della stessa nel lungo periodo. Il confronto non vede in campo Dei o mostri; la scelta appare in parte comprensibile, perché il minimo comun denominatore dei cinque eroi è l’essere quasi tutti degli efficaci condottieri di truppe e perché a Troia furono fondamentalmente uomini e popoli a battersi, interventi dei Numi a parte. Tuttavia da un’espansione come questa sarebbe stato lecito aspettarsi uno scenario ben più epico, laddove altre come Edipo contro la Sfinge e I Figli di Echidna presentano minicampagne in tre parti concepite con maggior dedizione. Va però precisato che in tutto Pantheon gli scenari tematici a sessione unica non sono moltissimi, quindi trovarne uno qui (ed un altro per esempio nell’espansione dedicata alla Manticora) farà la felicità di quei giocatori che preferiscono partite da iniziare e concludere definitivamente in circa un’ora e mezza, rispetto ad epopee da dividere in diverse giornate e maggiormente impegnative a livello di clessidre richieste.

Gli eroi

I cinque personaggi presentati qui sono caratterizzati in maniera esemplare nel rapporto tra meccaniche e coerenza tematica; inoltre le loro peculiarità aggiungeranno significative opzioni tattiche alle vostre battaglie. Sono senza dubbio costoro il pezzo forte dell’espansione e potranno essere utilizzati sia in classiche battaglie di schermaglia quanto in campagne a reclutamento libero, senza sottovalutare la possibilità di ricreare, in accordo col proprio avversario, i due fronti originali d’eroi e Divinità che si affrontarono nell’Iliade.

Il vecchio re Priamo si crede intoccabile dietro le sue alte mura. Crede che il Dio Sole lo proteggerà. Ma gli Dei proteggono soltanto ... i forti! 
Agamennone, Troy

Portrait of Agamemnon
Agamennone
L’Atride Agamennone era sovrano di Micene, la città dei due leoni, ma la sua influenza oltrepassava di molto i confini dell’Argolide: nessun altro monarca della sua epoca, secondo il mito, era più influente e temuto di lui in tutta la Grecia. Egli arrivò a sacrificare la figlia Ifigenia al fine d’ottenere il perdono della divina Artemide e poter poi salpare alla volta di Troia senza lo sfavore del cielo, tanto grande era la sua ambizione. Degli Achei che assediarono Ilio egli era il capo supremo. Nel gioco da tavolo Agamennone non è affatto dinamico, disponendo di sole tre carte attivazione, ma rappresenta l’autorità assoluta tra gli esseri umani, in particolare quando si tratta di condurre truppe ed eserciti: tecnicamente ciò è concretizzato da un Valore Strategico pari a tre, equivalente a quello dell’astuto Ulisse e della divina Atena, ma anche dalla combinazione dei talenti Condottiero, Falange e Supporto! Per non parlare della capacità speciale di Comandante, che gli permette al termine di ogni sua attivazione di cercare una carta Arte della Guerra dal mazzo di pesca e di metterla in mano: se Agamennone vuole che un’unità agisca o reagisca, essa lo farà! Inoltre è il detentore dello Scettro di Efesto, simbolo di potestà come re dei re tra gli Achei, grazie al quale è possibile arrivare ad attivare tre unità per turno invece che due: come una marea coesa si muoverà il suo esercito, a un suo minimo cenno e contro ogni minaccia.

Il mitico Sir Alric consiglia di elargire i punti reclutamento necessari ad averlo dalla vostra se puntate su un buon numero di truppe semplici, minimo due ma meglio di più, e se disponete della superiorità numerica su campo e dal punto di vista del mazzo delle carte attivazione, che Agamennone tende a far ardere più rapidamente della media, spronando con impeto la propria armata. Opponendovi a lui dovrete invece aspettarvi che il vostro avversario avrà modo di far agire il proprio esercito in maniera più organizzata e funzionale che mai: potrà quasi sempre contare sulla carta di cui ha bisogno e riuscirà a dare un ritmo d’azione impressionante al proprio incedere da conquistatore. Infine Agamennone sarà sempre ben scortato, anche per meglio ottimizzare i talenti di cui dispone. La miglior contromisura per annientarlo sono quindi gli attacchi ad area a media distanza, che potranno falciare contemporaneamente sia i soldati che lo proteggono che la sua smodata arroganza. 

Non sono doni 
i doni dei nemici, 
e non giovano.

Sofocle, l’Aiace

Miniature of Ajax
La miniatura di Aiace
Tanto nei film che nei tecno-giuochi moderni, Aiace Telamonio è quasi sempre stato rappresentato come un colosso imponente, contraddistinto da uno stile di combattimento diretto e brutale. Questo lo rendeva nettamente distinguibile a livello di ruolo e caratterizzazione basilare dall’intellettuale Ulisse, dal maestro d’armi Achille e dal "più capo che guerriero da prima linea" Agamennone. Aiace, nelle battaglie di Pantheon, è massiccio e coriaceo, grazie alla stazza e alla capacità Il Muro degli Achei. E’ un buon Condottiero ed è in grado di scagliare lontano i propri nemici con il talento Spinta Possente, al pari di Eracle e di tanti mostri; inoltre è contraddistinto, proprio come nella sofoclea et omonima tragedia, dalla Follia originata dalla sua brama di gloria e di riconoscimenti: alla morte di Achille, egli ne reclamò l’arsenale come tributo per le sue vittorie e in quanto divenuto il più forte dei Greci, col Pelide defunto: le armi e la corazza forgiati dal divino Efesto vennero invece attribuiti ad Ulisse; l’onta per tale ingiustizia portò Aiace a scendere uno dopo l’altro i gradini sulla via della ribellione, del sacrilegio, della pazzia (provocata dalla Dea Atena come punizione ma anche per salvare dalla sua ira i capi degli Achei) e di uno struggente suicidio. Nel gioco da tavolo se non infligge danni nella sua attivazione, patisce un intenso dolore che lo squassa (ben due punti Vitalità), mentre al contrario si infervora e diventa sempre più pericoloso man mano che si batte e abbatte mostri ed altri eroi, ripescando carte attivazione scartate e divenendo praticamente irrefrenabile. In Grecia non si dice berserk, in Grecia si dice Ajax. Una volta l’ho visto agire veramente parecchie volte prima che il mio avversario fosse costretto a rimischiare il mazzo, ma avevo sfidato la sua Follia in maniera sin troppo diretta e sfrontata.

Il belligerante Sir Alric consiglia di sceglierlo se notate che il nemico ha una preponderanza di truppe da mischia e sarà quindi impossibilitato a fargli fare la fine di Boromir ad attaccarlo da lontano o ad isolarlo, perché è quello il modo più efficace per annichilirlo. Difatti, avendolo contro, evitate di fargli sferrare troppi colpi in corpo a corpo. Gestitelo dalla distanza o con truppe mobili, schermagliatrici o comunque sfuggenti, frustrando i suoi tentativi di scatenarsi arrivando anche ad imbrigliarne la foga con portenti e malie se necessario. In mischia, se non avrete alternativa, meglio concentrare presto gli attacchi contro di lui, indebolendolo prima che si infuri. Il talento Tormento è ideale per intaccare la sua tempra rocciosa. 

“Ed allora a Diomede, figlio di Tideo, Pallade Atena infuse forza e furore, perché fra tutti gli Achei si distinguesse e conquistasse grande gloria; una fiamma inestinguibile gli arse l'elmo e lo scudo, pareva l'astro d'autunno che splende di fulgida luce quando sorge dalle acque di Oceano”.
Omero, l’Iliade

Portrait of Diomedes
Diomede
Diomede Cuore Possente non ha la fama di altri eroi, ma era pur sempre il terzo miglior guerriero tra gli assedianti Greci. Inoltre le sue imprese nell’Iliade riguardano soprattutto l’essere riuscito a ferire nientemeno che i Numi Ares e Afrodite, anche perché benedetto e protetto da Atena. E in Pantheon, oltre al prontuario di talenti del buon comandante di truppe (Supporto, Falange e Condottiero), è uno dei pochi umani a costo di reclutamento medio che può impensierire gli Olimpi, forte delle capacità speciali Uccisore di Dei (+2 in attacco contro costoro) e Condanna degli Dei (immunità nei confronti dei poteri e dei talenti dei Numi).

Il tenebroso Sir Alric vi esorta a prenderlo in considerazione se ritenete i poteri particolari di una Divinità nemica particolarmente insidiosi nell’economia dello scenario da disputare o per conflitti in cui l’obiettivo sia fondamentalmente l’eliminazione del Dio avversario… e ci dica il cielo quando ciò non è frequente o comunque decisivo in codesto gioco! Contro Diomede la soluzione migliore è mandargli contro eroi, mostri, truppe e insulti, tenendo alla larga le Divinità. Che la sua specializzazione diventi anche la sua rovina! Spiegategli quale errore abbia commesso nel porsi sulla vostra strada con l'unico linguaggio che comprendono codesti figuri: un braccio possente, un maglio pesante.

“Sta riposta nel profondo dell'animo la memoria del giudizio di Paride, e dell'ingiuria fatta alla sua spregiata bellezza”.
Publio Virgilio Marone nell’Eneide, riferendosi ad una delle scelte più affrettate di tutta la mitologia greca.

Hero Sheet of Paris
Paride di Troia: scheda
Paride figlio di Priamo e Principe di Troia, per certi versi, è un idolo: Zeus lo incastrò, obbligandolo a decretare al posto suo quale tra Afrodite, Era ed Atena fosse la più bella tra le Dee e quindi quella meritevole di ricevere il Pomo d’Oro (o della Discordia). La regale Era dal Trono Dorato, per convincerlo a sceglierla, gli promette ricchezze, gloria e autorità su regni interi; Pallade Atena lo renderebbe sapiente e imbattibile in combattimento; ma lui no, lui giustamente propende per quello schianto di Afrodite Nata tra le Onde, che gli rifila in dono l’amore della donna più bella del mondo, Elena: “Grazie per la mela, caro Paride. A proposito, la figliuola è già sposata con il Re di Sparta; ci pensi tu ad andare a rapirtela, no? Forza forza e auguri”. Le divine Era ed Atena non prendono proprio sportivamente la sconfitta e intanto Paride gestisce la situazione da gran diplomatico, riuscendo in pochi giorni a far inviperire contro di lui mezzo Olimpo e tre quarti di Grecia, finendo con lo scatenare una guerra termonucleare globale proprio sotto casa sua perché comunque non intende affatto rinunziare alla fidanzatina. Com'è finita lo si sa.
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Il Giudizio di Paride, Konstantin Makovsky
Nel gioco è il meno tosto e meno carismatico dei cinque, ma è poco costoso, agile, efficace dalla distanza e può raggiungere le alture per sfruttare al meglio questo vantaggio, proprio come faceva dalle imponenti mura di Ilio: Arciere, Iniziativa e Scalare sono i suoi talenti. Con la Freccia di Apollo, scagliata durante un istante di possessione da parte del Dio del Sole, è in grado di trovare punti deboli anche in nemici particolarmente corazzati, resistenti e apparentemente invulnerabili. Ha mandato in pensione definitiva uno come Achille, che fino al giorno prima era il terrore del creato, tanto per capirsi. Inoltre la capacità speciale Il Giudizio di Paride, rievocando l’episodio del pomo d’oro e delle tre Dee, lo aiuta a condizionare i destini sul campo di battaglia attraverso un lieve controllo sulle carte che dovrebbero essere pescate a breve dai vari mazzi dei giocatori, compreso il suo.

Il famigerato Sir Alric parlerà chiaro: di eroi che costino poco e con ruoli tattici ben definiti c’è sempre bisogno e quelli per Paride saranno punti reclutamento decisamente ben spesi se le condizioni territoriali e tattiche dello scenario consentono lo sfruttamento delle sue doti di arciere: per esempio la difesa di una posizione o la presenza di alture sulle quali arrampicarsi oltre a pochi boschi e ripari per i suoi bersagli. Contro Paride la soluzione è evidente: una bella unità volante o veloce, nemmeno chissà quant’onnipotente, che lo raggiunga e lo spezzi come il debole e pavido che è.

Pentesilea è sicuramente il personaggio più particolare presente in quest’espansione, o forse per meglio dire quello che ha più nutrito lo spunto creativo degli autori. Essendo una donna d’azione, anche lei si arrampica su rupi e alture. In quanto guida delle Amazzoni, pure lei vanta talenti come Condottiero e Supporto. Ma ancor di più, il suo ineguagliabile Carisma concede bonus ad attacco, difesa e movimento a tutte le truppe amiche che si attivino in aree adiacenti alla sua. Il suo potere finale è particolarmente tematico: l’unità che riuscirà ad ucciderla, riceverà il tassello del Lutto-Rimorso. Quell’unità non potrà più contrattaccare e nemmeno utilizzare talenti o poteri, a meno di sacrificare un’intera azione complessa (di conseguenza probabilmente l’intera attivazione) per rimuoverlo.

Portrait of Penthesilea
L'amazzone Pentesilea
Il poco sintetico Sir Alric consiglia di aprire per lei il proprio scrigno dei punti reclutamento se lo scenario consente di sfruttare le sue doti nell’arrampicata, se la si può utilizzare in congiunzione con una o due unità di truppa (le amazzoni sono perfette non solo tematicamente ma anche perché possono accompagnarla persino quando scala le alture) e, soprattutto, se pensiamo di poter condizionare qualche pezzo fondamentale del nemico col deterrente del Rimorso. Pentesilea va utilizzata infatti in maniera più spregiudicata rispetto ad altre unità simili, poiché una piccola frazione del suo valore di reclutamento lo concretizza dopo la morte. Parte del fascino del personaggio è l’incertezza che condiziona l’antagonista sul punto di vibrare contro di lei il colpo mortale per impedirle di continuare a spronare i suoi alleati mediante il Carisma, conscio di restare però poi temporaneamente prostrato dall’azione commessa per le fasi immediatamente seguenti della battaglia… che potrebbero essergli fatali. La chiave di volta che sostiene gli equilibri di codesto dilemma è costituita dal farla affrontare da qualcuno di valido, lasciando però l’onere del colpo di grazia a un’unità d’importanza secondaria oppure dotata di un buon numero di carte attivazioni, in modo da minimizzare l’impatto del Rimorso. 

Nelle mitiche battaglie di Pantheon l’amazzone Pentesilea non brandisce la mitologica ascia da battaglia, ma ha una coppia di armi di tutto rispetto. In un modo o nell’altro, lo avrete compreso, anche dopo averla vista cadere non ci si scorda facilmente di lei.

Commenti

Ad ognuno di questi pregevoli articoli, si innalza di una tacca il livello di scimmia d'acquisto del gioco in questione. Per il momento sto resistendo. 

Se dovessi capitolare, sappia sir Alric che la riterrò direttamente responsabile del conseguente stato di indigenza nel quale precipiterei 😉😉

Bellissimo articolo e, a quanto sembra, gioco molto interessante! 

iaco81ska scrive:
Ad ognuno di questi pregevoli articoli, si innalza di una tacca il livello di scimmia d'acquisto del gioco in questione. Per il momento sto resistendo. 

Se dovessi capitolare, sappia sir Alric che la riterrò direttamente responsabile del conseguente stato di indigenza nel quale precipiterei 😉😉

Bellissimo articolo e, a quanto sembra, gioco molto interessante! 

Vi ringrazio.
Si tratta di uno dei giochi di schermaglia a complessità media preferiti dai miei fratelli di spada e compagni d'arme, quindi ho avuto il piacere di intavolarlo molto spesso negli ultimi anni. 
E più in generale amo i miti e le leggende delle diverse culture.

Mai vorrei condurre un guerriero e il suo casato sulla via della rovina, bensì della gloria. Fate vostro Pantheon solo se pensate effettivamente di giocarlo: triste sarebbe tenere Ares ed Achille in bacheca, dentro una scatola perennemente chiusa. I collezionisti collezionano, i guerrieri si battono. 

In caso vogliate provare ad affrontare il destino tra le rovine dell'Olimpo, potrà bastare anche solo la scatola base di questo gioco per saggiarne le potenzialità, aggiungendo al massimo una o due espansioni legate ai temi che preferite. Il completismo non deve diventare una prigione.

Ma indipendentemente dal gioco scelto, l'importante è non smettere mai di giocare. Che il sidro e l'entusiasmo non manchino mai al vostro tavolo.

Scusatemi, io capisco che un po' di tetta aiuti sempre a catturare l'attenzione, ma a questo giro trovo che l'illustrazione di Pantasilea mezza nuda sia non solo - come sempre in questi casi - illogica (perché mai un guerriero dovrebbe andarsene in giro sul campo di battaglia con così tanti punti scoperti?) ma soprattutto scollata tematicamente e irrispettosa delle fonti, cosiderando che il mito menziona specificamente che l'amazzone era costretta a combattere rivestita di un'armatura assai coprente proprio per evitare di risvegliare il desiderio nei suoi nemici, e che Achille fu posseduto da Eros solo dopo averla uccisa, proprio perché l'aveva spogliata delle sue armi come allora s'usava... Insomma mi pare uno scivolone, figlio di un puro "automatismo artistico" che tradisce il solito sessismo e che andrebbe evitato, specie in un caso come questo.

aitan_3 scrive:
Scusatemi, io capisco che un po' di tetta aiuti sempre a catturare l'attenzione, ma a questo giro trovo che l'illustrazione di Pantasilea mezza nuda sia non solo - come sempre in questi casi - illogica (perché mai un guerriero dovrebbe andarsene in giro sul campo di battaglia con così tanti punti scoperti?) ma soprattutto scollata tematicamente e irrispettosa delle fonti, cosiderando che il mito menziona specificamente che l'amazzone era costretta a combattere rivestita di un'armatura assai coprente proprio per evitare di risvegliare il desiderio nei suoi nemici, e che Achille fu posseduto da Eros solo dopo averla uccisa, proprio perché l'aveva spogliata delle sue armi come allora s'usava... Insomma mi pare uno scivolone, figlio di un puro "automatismo artistico" che tradisce il solito sessismo e che andrebbe evitato, specie in un caso come questo.

Le vostre sono osservazioni indubbiamente interessanti.
Il tema è delicato e sarebbe d'uopo trattarlo con una certa misura. Non essendo sempre questa la mia specialità, premetto che tutte le opinioni espresse da Sir Alric saranno interamente a titolo e responsabilità personale.

Avete ben riportato il mito di Pentesilea che in parte è stato già citato all'interno del testo. Per rispondervi potrei esordire spiegando che la Pentesilea di Pantheon non è solo quella morta a Troia. Tutti gli eroi del gioco sono risorti dopo il Cataclisma della seconda Titanomachia (è tutto parte dell'ambientazione del gioco che da un certo punto in poi si distacca dalla mitologia ellenica tradizionale) e in molti hanno cambiato forma e sono stati trasfigurati negli Inferi.  

La rediviva Pentesilea di Pantheon più banalmente non è più condizionata dalla maledizione di Afrodite, ormai spezzata quando morì, e non indossa più la corazza che vestiva a Troia. Purtroppo la lunghezza di un testo convenzionale non permette di narrare ogni singolo dettaglio, altrimenti avrei avuto da raccontare per ore riguardo tutti i personaggi citati qui. Nella storia del gioco da tavolo la risorta Pentesilea, mossa da desiderio di vendetta, è decisa a sfruttare consapevolmente la sua bellezza unitamente alla propria fierezza e abilità in battaglia per manipolare i propri nemici. 

Potrei anche proseguire dicendo che, nello scenario incluso in quest'espansione, Pentesilea viene messa dagli autori al centro della vicenda, non come donna oggetto o vittima degli uomini: ella degli eventi è forza trainante, poiché intende innanzittutto ottenere una rivalsa nei confronti di Agamennone, considerato il vero responsabile del sangue versato a Troia (si sa, ciascuno attribuisce colpe a modo suo) e quindi seduce Achille e lo manipola per rivolgere la sua ira contro il già odiato Re di Micene. In questo senso a far la figura delle marionetta, influenzato dalla bellezza impressionante dell'amazzone, è più il Pelide Achille (che però nella maggior parte delle storie e campagne troneggia come eroe e combattente impressionante); l'altro personaggio ad uscire bene dalla narrazione dello scenario è Ippolita, pronta finanche a sacrificarsi pur di impedire alla sorella Pentesilea di commettere sacrilegio. La bellezza divene uno strumento di potere laddove nel mito era stata il suo giogo.

Sarebbero tutte verità. Ma rispondendo così, aggirerei il problema. Sarebbero risposte pavide. E invece la questione da voi messa in risalto riguarda un'immagine e il suo uso: andiamo quindi a prenderla di petto, ma con la pura intenzione di comprenderne le varie sfumature.

Voi forse pensate che Pentesilea sia stata raffigurata in quella maniera per attirare maggiormente l'attenzione col suo bell'aspetto? Diamine se concordo. La maggior parte delle illustrazioni relative ai protagonisti di quest'espansione sono opera di Stéphane Gantiez. Ma Pentesilea no, per lei i cugini d'oltralpe della Monolith hanno chiesto un disegno a Paolo Parente. 

Paolo Parente.
Il talento di questo stimato artista di italiche origini è noto ai più ed in particolare a coloro che giocano da tempo di ruolo, da tavolo o con le carte della Magica Adunanza. Di lui volevo parlare nella disamina relativa all'espansione che porta il suo nome. Paolo Parente ha molte perizie, che spaziano dagli studi in ambito di moda e costume, alla supervisione di miniature eccezionali (quelle di molti giochi della Monolith, della Cmon, della Fantasy Flight ecc.). La sua abilità come disegnatore è riconosciuta a livello internazionale. 

Ora io potrei descrivere la maniera in cui è capace di tratteggiare immagini fantascientifiche o tetre, o di come i suoi studi intrapresi sin dalla giovinezza gli permettano di rappresentare dettagli relativi agli abbigliamenti dei suoi soggetti con un pregevolissimo livello di cura. Ma parimenti egli è noto anche per il fascino e la sensualità che è in grado di infondere alle protagoniste delle sue opere. Gli è stato chiesto di disegnare una Pentesilea che fosse uno schianto, punto. 

Non è questione solo di scollatura, che comunque è stata calibrata in maniera molto precisa. Le labbra voluttuose, la chioma nera al vento, lo sguardo intenso, le stringhe di cuoio che cingono i quadricipiti femorali (stavo scrivendo cosce ma la mia donna, Lady Farrow, con la quale mi sono voluto confrontare prima di rispondere per avere un punto di vista più ampio, mi ha consigliato di usare tatto a livello terminologico e a Castel Farrow è lei quella più posata), gli ornamenti... avete ragione quando dite che quella non è una corazza realisticamente coprente, concepita per la battaglia: si voleva dare vita ad una Pentesilea mozzafiato, fondamentalmente. E il risultato è piaciuto così tanto ai richiedenti che è stata messa al centro della raffigurazione che campeggia sulla scatola dell'espansione, con Paride, Agamennone, Aiace e Diomede schiantati ai lati di lei, a farle da corte.

In tutto il gioco si sprecano raffigurazioni non aderenti alla tradizione mitologica o al "realismo". In Pantheon Poseidone ha fattezze cthuloidi e strizza l'occhio proprio a chi ama quel tipo di immaginario horror. Dioniso era multiforme nell'essenza, eppure in Pantheon, dopo il Cataclisma, ha fattezze che nel mito (dove ne aveva avute una miriade diverse) non erano mai state descritte, qui più simili ad un "Giabbade Attico" delle Stellari Guerre. Gaia ed Efesto sembrano usciti direttamente dal tecnogiuoco God of War. Il Vello d'Oro veste Giasone come un'armatura incantata. Circe indossa calzature con i tacchi, e poco altro. Parlando di armi, vi posso giurare che ve ne sono molte brandite da quelle miniature che con l'Antica Grecia c'entrano come la camomilla al momento di bere una birra ghiacciata. Un paio non le userei nemmeno per la tagliare la carne della brace, altro che in combattimento, anche solo per ragioni di equilibrio tra elsa e lama, basta guardarle. Credetemi, potrei continuare per ore.

Questo gioco non cerca una rappresentazione puntuale e coerente dei miti greci o della Grecia Antica. Ne prende l'ispirazione e poi utilizza lo stratagemma narrativo del Cataclisma, unito ad una raffica di licenze artistiche, per spettacolarizzare il più possibile il tutto.   

Sarei ipocrita se dicessi che non mi fa piacere vedere il tratto di Paolo Parente su Afrodite, o che non apprezzo il fascino selvaggio di Atalanta. Nelle mie disamine sul forum inserisco spesso immagini incentrate sulla bellezza, siano esse moderne o antiche. Sul forum della Tana dei Goblin visito ogni tanto una discussione in cui tanti utenti, con ironia e un bel colpo d'occhio, fondamentalmente celebrano la bellezza femminile

E non mi scandalizzo se la mia Lady Farrow indugia con lo sguardo sui bei corpi maschili o femminili di questo ed altri giochi. E' stata lei ad aiutarmi a scegliere l'immagine di Atlante che sorregge la volta celeste per la disamina riguardante i titani, sempre sul forum. So bene che la bellezza viene utilizzata come strumento attrattivo e manipolatorio. Ma ritengo anche che sensualità, erotismo, desiderio e ammirazione per la bellezza stessa, se vissuti in maniera sana e sempre nel rispetto del prossimo, siano linfa vivifica della nostra realtà da sempre, come testimonia anche l'arte, che attraverso la nudità ha fatto la fortuna di quadri e sculture. Potrei citare molte opere antiche che devono parte della loro fama all'impatto dei soggetti mostrati.

Il sessismo per definizione è la tendenza a valutare la capacità o l'attività delle persone in base al sesso, ovvero ad attuare una discriminazione sessuale. Questa purtroppo è una realtà che vediamo ogni giorno attorno a noi, avete ragione. Ma ammirare bellezza e sensualità consapevolmente, unitamente all'importanza dell'universo erotico e dell'energia che trasmette in ciascuno di noi, è parte della natura umana e della natura in senso più ampio sin dai processi che spesso conducono inconsciamente e istintivamente (sempre in parte) alla scelta della compagna/o, per la procreazione o meno. E non tutta la bellezza è un dono del cielo: per alcuni canoni di essa e per tante persone è frutto di allenamento, cura, attenzione e sacrifici. Facile per molti (non alludo a voi cui sto rispondendo) parlare di valori superficiali ma restare sempre sprofondati in divani o seduti alla scrivania, con poca cognizione del valore del sudore che plasma il corpo parimenti allo studio per la mente e alle discipline meditative per l'animo. 

Di alcune cose parlo con maggior cognizione di causa perché fanno parte del mio bagaglio e della mia preparazione, ma resta inteso che non intendo appesantire la discussione e condivido le mie opinioni personali al solo fine di esprimere un diverso punto di vista.

In questo senso rispetto chi per prospettiva, predisposizione culturale e sensibilità, o addirittura per storia personale, per esperienze relative anche a situazioni di salute, malattia o disagio psicologico derivante da traumi specifici, o più semplicemente e comprensibilmente perché in quest'epoca moderna vorrebbe che tante cose fossero diverse, si senta offeso per un tale utilizzo delle immagini e che per questo decida di non supportare case editrici, giuochi, libri o qualunque altra cosa. E' in definitiva una scelta lecita ed un'opinione che ritengo giusto sia rispettata anche quando non la si condivide. 

Ovviamente è importante cercare sempre di individuare un confine il più possibile valido tra buon gusto ed opportunità che tenda a rispettare le sensibilità di alcuni senza limitare in maniera eccessiva la libertà d'espressione di altri. Questione di buon senso, come in tante cose.

Colgo l'occasione per ringraziarvi, visto che la vostra osservazione ha dato l'occasione per chiarire dei punti importanti sulle tante differenze tra l'iconografia mitologica tradizionale e quella del gioco. 

Grazie per la risposta circostanziata, apprezzo molto lo sforzo di contestualizzazione e approfondimento. Mi girano per la testa varie possibili repliche per portare avanti il confronto su alcuni temi, ma non sono sicuro che il loro posto sia tra i commenti a un articolo su un gioco da tavolo. Ci penso.

Concordo pienamente con aitan_3

Ho già avuto modo in passato di esprimere il mio dissenso per la diffusione dell’immagine della donna come oggetto sessuale anche all’interno del mondo ludico proprio qui in Tana.

Del resto un conto è omaggiare la bellezza del corpo femminile anche attraverso il nudo, altra è svilirlo attraverso rappresentazioni maggiorate di alcune sue parti oppure attraverso pose semipornografiche e compiacenti delle figure femminili.

La Pentesilea del gioco è bellissima e il disegno è frutto della bravura artistica dell’autore. Magari ci sarebbe da discutere sul perché i suoi colleghi in battaglia siano ricoperti di tuniche, pellicce e armature e lei vada in battaglia semi nuda, ma soprassediamo.

Riguardo a quella conversazione del forum della Tana citata da Sir Alric Farrow nella sua risposta al commento di aitan_3 di cui non conoscevo l’esistenza, mi è sembrato di entrare in un forum di adolescenti in botta da ormoni: ma che davvero degli uomini adulti hanno bisogno di vedere te**e e donnine discinte dappertutto, anche nei giochi da tavolo? Mah...

Verissimo Aleaiacta, sono del medesimo avviso. 

Preciso che non è la folgorante bellezza della figura rappresentata che mi infastidisce (ho disegni di pin-up WWII su tutti i miei modellini di aerei) e che sono assolutamente colpito dalla grande maestria grafica del genio di Paolo Parente. Qui, a mio modo di vedere, c'è anche un punto di ispirazione tratto da una superba foto di Ava Gardner (strepitosa ai suoi tempi d'oro). 

E tuttavia insisto: il gioco da tavola, che potrebbe anche  essere agevolmente slegato dalla continua, fissa (e spesso un po' troppo metodica, quando non eccessiva) ricerca di un sessismo esagerato, quale reale vantaggio trae da questa iconografia così sfacciata? 

A me non piace. 

MPAC71 scrive:

il gioco da tavola (...) quale reale vantaggio trae da questa iconografia così sfacciata? 

Beh, beh...

Agzaroth scrive:

 

MPAC71 scrive:

 

il gioco da tavola (...) quale reale vantaggio trae da questa iconografia così sfacciata? 

 

 

Beh, beh...

Ok lo sappiamo tutti. VENDE più copie. 

Siamo dunque sullo stesso piano di quella famosa colla per piastrelle (!) che aveva una nota fanciulla per pubblicizzare il prodotto. 

Un quadro piuttosto triste. Non riusciamo proprio ad evolvere.....🤔

Non credo sia questione di evoluzione. Anzi, se parlassimo strettamente di evoluzione, probabilmente sarebbe ancora più giustificata.

Agzaroth scrive:

 

MPAC71 scrive:

 

il gioco da tavola (...) quale reale vantaggio trae da questa iconografia così sfacciata? 

 

 

Beh, beh...

Riflessione immediata, da buon ligure... xD

MPAC71 scrive:

Qui, a mio modo di vedere, c'è anche un punto di ispirazione tratto da una superba foto di Ava Gardner (strepitosa ai suoi tempi d'oro). 

Hai ragione!  La guardavo e avevo l'impressione che dovesse ricordarmi qualcuna. Divina Ava ;) 

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