Viking Fury

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Fire & Axe: A Viking Saga
Voto recensore:
7,3

“Fury” (furia), nel mio dizionario è definita come “forte ira incontrollabile” oppure “esaltazione”. Strano poi, che i Vichinghi in questo gioco, nonostante la loro terribile fama, preferiscano il commercio piuttosto che conquistare con la forza.

L’altra sorpresa, o almeno qualcosa di scioccante per chiunque giochi un gioco dei Ragnar Brothers per la prima volta, è la mappa che non è fatta come le normali mappe di cartone o cartoncino, ma bensì di stoffa, e devo dire neanche troppo attraente.

I suoi due colori crema e grigio, ricordano le teiere piuttosto che i tumulti del tema del gioco, ma anche lasciando da parte queste quisquilie estetiche, c’è un problema pratico in quanto se si guarda la mappa, bisogna continuamente mettere a fuoco per separare la linea di terra con quella del mare.

Gli altri componenti consistono in pedine piuttosto fragili, e carte prive di qualità artistica; questo nonostante non sia un gioco della Kosmos, si trova nella stessa fascia di prezzo.

Venendo al gioco, un turno consiste nello spendere punti azione per ingaggiare un equipaggio, muovere le navi, ottenere carte e così via; l’obiettivo è quello di colonizzare territori e/o commerciare.

Ci sono tre Carte Missione costantemente scoperte ed i giocatori possono sceglierle per provare a completarle.
E’ possibile intraprendere missioni indipendenti meno remunerative, ma dato che il gioco finisce quando la pila delle missioni si esaurisce, c’è il serio pericolo che una simile tattica possa allungare la naturale durata del gioco.

Ogni territorio ha un valore, e per colonizzarlo occorre tirare un valore alto con i dadi – vari modificatori possono entrare in gioco qui.
I giocatori possono attaccare soltanto porti ed insediamenti, nient’altro, né fare del commercio con altri giocatori, così l’interazione tra i giocatori è pressoché inesistente; l’essenza del gioco poi, è navigare e completare missioni, quindi più assimilabile alla maniera di Empire Builder della Mayfair, senza le matite colorate e con in più una tovaglietta per il tè come mappa.

Il punteggio a gioco finito è un processo piuttosto contorto, con punti acquisiti per cose tipo l’occupazione di territori adiacenti e per il completamento di missioni.

Uno potrebbe pensare che una tribù come i Vichinghi, così ricca di miti e leggende, dovrebbe essere un soggetto ideale per un gioco, ed invece qua ancora una volta il tema è alquanto inesistente. Stano che il nome dato al gioco non sia stato rivisto meglio, è come se il gioco fosse stato epurato per il mercato tedesco, sebbene questa sia un’edizione limitata e quindi non sembra sia questo il caso.

Ci sono alcuni elementi di design molto carini ed un po’ di decisioni da prendere in questo gioco, ma questo è ben poco se il prodotto finito è così blando; ed a coloro che interessa aggiungerei che il fattore fortuna è piuttosto alto.

Per essere corretti, devo dire che gli altri giocatori coinvolti nella partita non hanno condiviso il mio giudizio severo sul gioco.
Uno ha detto che probabilmente lo rigiocherà, mentre un altro ha detto che gli è piaciuto abbastanza.
Così, se avete una predisposizione per il gioco di commercio non interattivo e le mappe di stoffa che ricordano le tovagliette per il tè, allora potete anche farci un pensierino.

ATTENZIONE: recensione della prima edizione chiamata "Viking Fury".

Autore recensione: Brian Walker; Traduzione della recensione dalla rivista Games International a cura di Morpheus www.gamesinternational.biz

Pro:
Apprezzabile l’idea di stampare la mappa su stoffa, anche se riuscita in parte.
Buon bilanciamento di gioco.
Contro:
Tema inesistente, mappa disegnata con colori che confondono la vista.
Interazione tra i giocatori inesistente con un fattore fortuna piuttosto alto.
Componenti sotto la media.
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